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Consigli per un menù vincente

Il menù è uno degli strumenti di comunicazione più empatico e diretto per curare e trasmettere l’immagine del proprio locale.

Il cliente presta molta attenzione sia alla grafica sia a quanto vi è scritto, facendosi influenzare da lunghezza, descrizioni, parole chiavi e immagini che lo guidano nella scelta dei piatti.

Ricordiamoci che le persone, nei ristoranti, vogliono essere coccolate e desiderano godere del momento dell’ordinazione come l’attimo che precede il raggiungimento del piacere a tavola. Perché rovinare questa aspettativa con menù confusionari e poco adeguati?

 E allora vediamo insieme gli elementi su cui concentrarsi per scrivere un menù efficace e d’impatto.

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  1. Grafica 

Partiamo dalla parte meno familiare per il ristoratore, la grafica.

È meglio scegliere dei caratteri semplici e minimalisti, che riconducano a uno stile lineare ed elegante. Utilizzare caratteri stravaganti, con ghirigori e riccioli, fa pensare a un ambiente superficiale e poco professionale.

Il numero di font utilizzati non deve essere superiore a tre, altrimenti si rischia di creare un’accozzaglia di caratteri confusi.

La pagina deve essere visibilmente chiara ed esplicativa, con un equilibrio armonico ben distribuito: evitare spazi vuoti che potrebbero far pensare a una mancanza di alternative da offrire e organizzare la distribuzione in base a contenuti ben specifici: antipasti, primi, secondi, contorni, dessert, specialità della casa.

Per quanto riguarda la copertina, prestare molta attenzione agli elementi che vi vengono inseriti. Essendo la prima cosa che il cliente vede, rappresenta il biglietto da visita del ristorante ed è bene, quindi, realizzare tutto alla perfezione: logo, nome e breve storia del locale.

  1. Ordine delle portate

La tradizione dice che come primo piatto vada inserito quello con il prezzo più basso, seguito poi da un piatto conveniente per il cliente ma con un buon margine di guadagno per il ristoratore, per poi continuare con piatti man mano più costosi. Studi e esperienza dicono che il cliente raramente scelga il primo piatto, considerato come quello meno appetitoso e soddisfacente.

A tal proposito vorrei sottolineare una curiosità utile per una buona distribuzione delle portate: l’occhio umano legge le pagine del menù secondo un ordine ben preciso, parte dal centro destra per poi guardare in alto a sinistra, in basso, e ritornare sulla destra analizzando i piatti dall’alto in basso.

La prima zona è quella su cui l’occhio rimane più tempo, quindi il consiglio è quello di inserire i piatti considerati cavalli di battaglia proprio lì.

  1. Prezzi

In molti pensano che i prezzi siano la parte meno importante e spesso la trascurano. In realtà, non è proprio così. Non scriverli può indurre il cliente a pensare che il ristoratore sia poco professionale; mentre, inserirli nel menù, ma posizionarli in maniera confusa può farlo disorientare.

Quale sarebbe, quindi, la giusta posizione?

Di scuole di pensiero riguardo a questa dinamica ve ne sono molte, ma quella che ritengo più adatta è quella più tradizionale e forse scontata: i prezzi vanno allineati a destra. Ricorderà, forse, uno scontrino, ma è la forma più chiara e immediata che le persone sono abituate a riconoscere.

Da non dimenticare che il carattere deve essere lo stesso con cui si scrivono i nomi e le descrizioni dei piatti.

  1. Psicologia del cliente

La psicologia che risiede dietro la scelta di cosa mangiare è profonda e articolata.

Il cliente è lì, con un sorriso sempre più ampio man mano che il dito scorre giù, lungo il menù, mentre la sua mente, impaziente, farfuglia frasi e domande: “Cosa posso ordinare? Insalata o pasta? Calorico o leggero? Devo sbrigarmi, il cameriere sta arrivando. E da bere? Ok, ordino prima da bere, è più semplice. Acqua? Vino? Oh mamma, non lo so.

Cosa si può fare per aiutare una persona in piena crisi mistica all’interno del locale?

Partendo dal presupposto che, come Howard ama dire “la mente non sa cosa la lingua vuole”, si potrebbero aggiungere alla lista dei piatti delle descrizioni che diano dei dettagli in più, poche frasi significative che non annoino il cliente ma che gli facciano capire l’essenza del piatto.

  1. Descrizioni

Non considerare le descrizioni come una perdita di tempo.

Come più volte ho ribadito, le parole, insieme alle immagini, raccontano l’essenza del locale, usarle al meglio è utile per apparire positivamente.

Quando parlo di descrizioni, non mi riferisco alla riproduzione sterile degli ingredienti presenti nel piatto, ma a un uso strategico delle parole: frasi allettanti con riferimenti ai cinque sensi (es: soffice, croccante, al profumo di…), indicazioni geografiche che stimolino la mente a viaggiare (es: uova alla scozzese…), descrizioni nostalgiche con allusioni all’ambiente familiare (es: rigatoni della Nonna), per far sì che il cliente entri in empatia con il ristorante e per far sì che assapori con la mente ciò che sta per mangiare.

Menù di questo tipo, oltre a facilitare la scelta per l’ordinazione, accrescono la percezione di valore e di qualità nel cliente, innestando un meccanismo di fidelizzazione virale.

 

Le stesse indicazioni valgono per il menù online, per il quale consiglio di utilizzare parole semplici e dirette, in quanto il cliente deve riuscire a immaginare cosa potrà mangiare tramite uno schermo.

Mentre si è lì, con il pc acceso pronto per dar vita al piccolo capolavoro, ci si può fingere clienti di se stessi e assaporare in prima persona ciò che si sta scrivendo, se comparirà l’acquolina in bocca allora si è sulla strada giusta.

 

“La Paglia e fieno alla boscaiola era stata tradotta poeticamente, pure con la rima, in Straw and hay in the forrester way. Nel leggere il menù, mia madre visualizzava un turista che temeva di vedersi arrivare un piatto di erbe e fieno alla moda del guardaboschi e rideva da sola.” (Stefano Bartezzaghi)

 

Easy Dinner

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