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Le 5 cose che un cliente si aspetta dal tuo ristorante (per uscirne felice).

Sei un ristoratore. Io un cliente. Non deve esserci nient’altro, solo io e te, per capire se io posso fidarmi di te e tu di me.

All’età di 24 anni, mi sento pronta per stilare un piccolo podio di elementi positivi che vorrei trovare in tutti i ristoranti, soprattutto nei miei preferiti.

1. IL MENU’

Quando io decido di lasciare le pantofole e la copertina, mettermi il cappotto, uscire di casa in cui ero comodamente appollaiata sul mio comodo divano, è soltanto ed esclusivamente perché io ho deciso di farmi coccolare il palato da un bravo cuoco in un buon ristorante. E’ uno dei gesti d’amore più grande che c’è, e così come viene fatto, ancora meglio dev’essere ricompensato nel migliore dei modi possibili. Partendo dalla cosa a mio parere più importante di tutte: il menù. Quando mi viene assegnato un tavolo, mi siedo, mi viene portato il menù, lo guardo, lo osservo, in un minuto so già se vorrei mangiarci anche una prossima volta o vorrei scappare dalla porticina nel retro. Il menù deve essere pulito, minimale, pochi elementi. Le liste di 25 primi e 25 secondi sono inutili, creano confusione. Stilate un menù semplice, con qualche antipasto, magari 5 primi, 5 secondi, un paio di contorni e un dolce della casa. Le cose genuine e fresche, la semplicità dei piatti, la non confusione, sono sinonimo di gusto e rispetto per tutto quello che circonda il tuo locale e verso il cliente che viene da te.

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2 . LA QUALITA’

William Deming un centinaio di anni fa disse che ” Qualità è soddisfare le necessità del cliente e superare le sue stesse aspettative continuando a migliorarsi.”. Quest’uomo nacque nel 1900 e morì nel 1993, ciononostante, ad oggi, non cambia assolutamente niente riguardo la qualità che noi ci aspettiamo da un piatto o da un qualsiasi cibo o oggetto che sia. Per quale motivo? Perché quando un ristoratore, uno chef, un imprenditore decidono di far “assaporare” le mille sfaccettature delle loro capacità all’interno di un locale, queste dovranno rispecchiarsi in un prodotto innanzitutto fresco, poi bello, poi ancora buono. E queste sono le tre cose fondamentali che un cliente si merita ancor prima di conoscere i suoi gusti personali. Per farvi un esempio banale, che esprima meglio il concetto, vi piacerebbe se un risotto con gamberi rossi freschi siciliani venga ripagato con banconote false? Ovviamente la risposta è no. Beh, è quello che si meriterebbe un ristoratore che presenta un risotto alla pescatora con frutti di mare surgelati. I soldi del Monopoli in quel caso sarebbero anche troppo.

3 . LA LOCATION

Si sa, oramai nel 2015 l’unica cosa che rende un nuovo locale presentabile è la moda del periodo. Io sono siciliana, vivo a Roma da 4 anni, e fin da piccola per me il luogo in cui pranzo o ceno deve essere riconducibile a qualcosa che mi fa ricordare l’abbraccio di nonna quando andavo a pranzo da lei il sabato. Tutti noi amiamo entrare in un posto che ci abbracci e ci coccoli un po’. Quando mi capita di vedere ristoranti con mura bianche e carte da parati rovinate, tovaglie sporche del giorno prima, poca luce, sedie e tavoli rovinati, penso che, voi ristoratori, non abbiate mai avuto una nonna siciliana che vi abbracciava prima di costringervi a mangiare i suoi 7 antipasti e 8 primi e secondi piatti. E mi dispiace tanto per voi.

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4 . L’ACCOGLIENZA

Ora, non dico che i camerieri debbano avere una divisa conforme al luogo di lavoro perché chiederei troppo a questa nostra becera società, ma almeno un pizzico di entusiasmo in quello che stanno facendo? Voglio dire, ci sono tanti lavori in Italia, nel mondo. Perché stare a contatto con la gente e servirla, nel momento in cui preferireste stare a casa a guardare Twin Peaks sfondandovi di gelato? Fatelo vi prego. Quando entro in un ristorante, sarei molto più contenta di sapervi a casa, piuttosto che vedere i vostri musi lunghi soltanto per cercarmi un tavolo. Dovrebbe essere una cosa meravigliosa rendermi felice: io sono venuta lì perché vorrei che ci sorridessimo a vicenda, vorrei che mi deste dei consigli su cosa prendere, vorrei che voleste bene ai piatti che portate a tavola, come magari gli vorro’ bene io di riflesso, vorrei che si instaurasse un rapporto di fiducia, vorrei che mi portaste il secchiello del vino di acciaio e non quella cagata di plastica finta, quello non è un secchiello, vorrei che sapeste che l’amatriciana si fa solo con il guanciale, che almeno una volta abbiate assaggiato la trippa (e non consigliatela se non l’avete mai fatto, miserabili.) Camerieri, amate il vostro lavoro. O non fatelo.

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5 . IL CONTO

Mio padre mi ha sempre insegnato che bisogna dare sempre il giusto prezzo alle cose che vogliamo acquistare, e che dobbiamo essere noi in primis a decidere se è un valore giusto o sbagliato. Indi per cui, se io mi siedo in un posto che non mi convince, con un cameriere che mi tratta male, mangiando della pasta scotta, seduta su una sedia scomoda, mi aspetterò un prezzo adeguato al servizio scadente offertomi, e di certo non starò zitta. Chiederà spiegazioni, ma ho comunque pagato 10 euro e pace.

Ma nel caso in cui mi siedo su un tavolo pulitissimo e ordinati, mangiando il risotto più buono della mia vita, lo chef passa a salutarmi chiedendomi se quel risotto era buono o meno, il cameriere

sembra entusiasta del lavoro che svolge anche se fuori diluvia e se e’ stato costretto a vestirsi di nero, in quel caso pagherò 40 euro. Ma ne pagherei anche 80 perché io mi sono sentita BENE.

Ed è quello che dovreste fare tutti, miei cari ristoratori.

Fateci sentire bene a casa vostra, amateci e amate i vostri piatti, i vostri luoghi, i vostri camerieri, la vostra famiglia. Trattate i clienti come trattereste i vostri figli.

Noi ci fidiamo di voi e di quello che potete comunicarci in circa un’ora e mezza, due piatti un dolce e un caffè.

“Al ristoranti, Mimì fici un tentativo di mittiri il parmigiano supra alla pasta con le vongole ma Montalbano gli affirrò il vrazzo affirmanno che glielo avrebbi tagliato di netto con un cuteddro se osava committiri quel sacrilegio.” Andrea Camilleri

Laura Azzaro

5 risposte a "Le 5 cose che un cliente si aspetta dal tuo ristorante (per uscirne felice)."

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